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Capitan Basile, pensare in grande con cuore e testa
C'era una volta una Fortitudo che non badava a spese pur di avere i grandi campioni. Una squadra che partiva sempre con il pesante fardello di vincere il campionato ma ci è riuscita una sola volta e anche in quella occasione la strada improvvisamente diventò tutta in salita. Oggi c'è una Fortitudo che guarda soprattutto al bilancio e che prima di concedersi certi lussi ci pensa dieci volte e non sempre fa il grande passo. Cambiata la politica non sono cambiati i risultati. La ragione principale di questa contraddizione è legata alla crescita esponenziale di Gianluca Basile che da quando è arrivato a Bologna da recluta si è trasformato in generale, passando per lo stato intermedio di semplice capitano. Due gli aspetti principali di questa crescita. Il primo, quello più evidente, è l'aver raggiunto un ruolo definitivo. Per anni si è disquisito se era una guardia oppure un playmaker, adesso è chiaro che è un tiratore, lo sanno bene gli americani, a cui il capitano fortitudino ha segnato 7 bombe da distanze siderali nella preparazione preolimpica. I famosi tiri ignoranti con cui Basile ha trascinato l'Italia alla finalissima olimpica sbarazzandosi della Lituania. A questa capacità di realizzare da lontanissimo, Basile ha anche sviluppato delle doti difensive non indifferenti, tanto che coach Repesa non esita ad afidargli il compito di spegnere le bocche da fuoco avversarie più scoppiettanti. Il secondo aspetto è tutto legato allo spogliatoio, ed è quello più importante in una squadra giovane come la Climamio. Nella pallacanestro la cosa più importante per un giocatore è quella di entrare nel sistema di una squadra. In sostanza ogni elemento deve dimostrare di riuscire a far parte del gruppo mettendo a disposizione le proprie qualità tecniche. E da questo punto di vista Basile è un capitano perfetto perchè negli anni ha acquisito un occhio critico molto fine sulle caratteristiche e sulle esigenze dei propri compagni. Per sgridare Mancinelli bisogna capire il momento, perchè spesso più lo sgridi più fa peggio. Dobbiamo far capire a Bagaric che con lui avremo tutta la pazienza del mondo, dato che ha solo bisogno di un pò di fiducia. Le sue qualità tecniche non sono in discussione. Facciamo mille esercizi per aprire il campo, ma in partita non ci riusciamo. La colpa non è di Vujanic, ma di tutti noi che non riusciamo a sfruttare il suo talento. Queste solo alcune dichiarazioni con cui il capitano biancoblù durante la stagione ha spiegato il momento dei propri compagni. Frasi che nello spogliatoio si trasformano in consigli. E i compagni gli riconoscono di essere il punto di riferimento su cui ruota tutta la squadra, sia per la saggezza che per la devozione esemplare con cui svolge gli allenamenti. Giovedì sera per la Climamio iniziano i playoff. Come è accaduto nel recente passato i fortitudini non partono con l'obbligo di vincerli, ma Basile non si stanca mai di dire che nella vita bisogna avere il coraggio di pensare in grande. Lui lo sa bene, perchè il mondo della pallacanestro, prima di consacrarlo come uno dei propri eroi, di lui non ne voleva proprio sapere. E solo grazie alla sua testardaggine è riuscito a diventare un professionista. Non è quindi azzardato dire che in questi giorni di silenzio esterno a cui tutti i giocatori biancoblù sono stati vincolati, all'interno dello spogliatoio la parola scudetto non sia uscita dalla bocca del proprio capitano. Vedremo se i suoi compagni lo seguiranno anche in questa nuova avventura.
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Fortitudo Bologna: scudetto da "instant replay"
La Climamio espugna Milano 67-65 grazie ad un tiro da tre di Ruben Douglas, convalidato dagli arbitri dopo aver rivisto l'azione per tre volte alla moviola.
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Roma, 17 giugno 2005 (Ansa) - La Climamio Bologna si aggiudica 3-1 una tiratissima serie finale contro l'Armani Jeans Milano e conquista il suo secondo scudetto. L'epilogo è giunto in un palazzetto stracolmo - 12.000 gli spettatori - tutti appesi al fischio arbitrale che dopo aver visionato per tre volte la moviola, grazie all'utilizzo dell'instant replay ha convalidato il canestro da tre di Ruben Douglas che ha dato vittoria, 67-65, e tricolore agli uomini di Repesa. La Fortitudo supera anche il taboo che la vedeva sempre in finale e molto spesso sconfitta, superando in trasferta l'Olimpia, giunta in modo inatteso a giocarsi le proprie chances a fil di sirena. A tenere a galla il match è stato l'ingresso in campo di Sasha Djordjevic: il play serbo, in lacrime dopo l'epilogo e sommerso da 2' di applausi, con i suoi 17 punti, è il miglior marcatore del match. Sembra di essere al PalaDozza perchè l'inizio della Climamio è di quelli troppo veloci per l'Armani con un 9-0 in poco più di 2' grazie alle gambe molli di Milano bloccata dalla tensione. Ci pensa però Gigena a dare punti e fiducia a Milano che si riavvicina fino a quando non entra proprio Djordjevic: il play serbo fa quello che nessuno si aspetta e cioè corre più degli altri, segna 9 punti in fila e da il via a un parziale di 13-0 che porta l'Armani sul +8. Bologna resta a guardare, cercando solo ed esclusivamente il tiro da tre che non entra più e si dimentica che sotto canestro è ben più forte. Non appena ritorna a correre e a servire i lunghi è un'altra partita e la Climamio fa quello che vuole: l'ennesimo parziale di una partita schizofrenica è di 13-0 per gli ospiti che vanno così all'intervallo in vantaggio sul 35-32, nonostante il 4/16 da tre, bilanciato dal 67% da due punti. Milano riesce comunque a impostare la partita sui suoi ritmi, ma non riesce mai a chiuderla nonostante le magie di Djordjevic che però non ha un solo compagno che gli tolga un pò di peso in attacco. Il punteggio è inchiodato sul 61-61 a 2' dalla fine e si segna poi solo dai liberi fino alla pazzesca tripla di Douglas: l'Armani va sopra di due, ma Blair commette ancora due errori dalla linea per uno 0/6 complessivo che peserà tantissimo. Anche Douglas sbaglia un libero e Milano ha un punto di vantaggio e palla in mano a 30'' dalla fine. Calabria però tira sul ferro e quando la palla esce dalle mani di Douglas per il tiro della disperazione, la sirena sembra già suonata, ma l'instant replay stabilisce che il tiro da 3 dell'americano è buono e può iniziare così la festa della Fortitudo. Finisce con Jasmin Repesa in lacrime, con capitan Basile votato Mvp delle finali, con Bologna che si gode uno scudetto meritato e sofferto. Onore anche all'Armani che, con una squadra decisamente meno forte, è arrivata fino alla fine e ha reso la vita difficile alla Climamio.
Climamio Bologna-Armani Jeans Milano 67-65 (17-18; 35-32; 46-47)
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GIANLUCA BASILE, IL NUOVO BARONE - di Gianfranco Lelli
E’ appena finita gara quattro. La sirena ha suonato, la retina s’è gonfiata, ma intorno a te c’è solo il silenzio. Si guarda verso il tavolo degli arbitri, dove su un lato è situata la postazione dell’instant replay. Tu sei a metà campo, giri e guardi attonito verso i due uomini in grigio che confabulano loscamente. Nella tua testa mille pensieri, o forse nessuno. La sfortuna, ancora una volta quella maledetta che mi vuol privare della vittoria. Non ti dai pace, cammini nervoso e ti mordi la maglia. Allora, quanto ci mettete? Abbiamo perso? E invece no! La tripla di Douglas è valida, abbiamo vinto lo scudetto. Una gioia immensa, la gente è in campo, Repesa piange, Zoran è impazzito e tu Capitano crolli a terra, sfinito, esausto, ridotto ai minimi termini, dopo una settimana d’inferno dove di notte non dormivi per la tensione, e lo stomaco si era stretto fino a farti perdere cinque chili. Poi gli avversari, che t’avevano battezzato come l’uomo da fermare a qualsiasi costo, con ogni mezzo, anche non lecito. E’ stata una battaglia, Gelsomino aveva ragione, così come aveva ragione nel dire che tu, i tuoi compagni di squadra, tutta la Fortitudo, meritavate questo scudetto. Gianluca Basile, in quella fotografia dove a terra quasi esanime, viene abbracciato da Abele Ferrarini, è il simbolo dello Spirito Fortitudo, il “Barone” moderno, il Capitano su tutti, il numero uno. Non lo dicono le cifre, ma quello che tu Baso hai dato fin da settembre a questa squadra, dopo la cavalcata di Atene anche lì trionfale. Oggi sei il mito per questa società. Un sol coro a decretare la tua santità in Fortitudo. Anche il Presidente Seràgnoli, nella scala dei valori, ti ha eguagliato a Gary Schull. Hai già scritto la storia a Bologna, e questa volta è ancor più il tuo scudetto, quello da Capitano, quello dove la Coppa l’hai alzata per primo tu, e da protagonista indiscusso. Hai fatto tanta strada per arrivare dove sei oggi. Un viaggio lungo chilometri partendo dalla tua Ruvo di Puglia, dall’azienda agricola della tua famiglia, dove alla mattina ci si alzava presto per andare nei campi, e i panieri che vedevi non erano quelli dove gettare dentro la palla a spicchi. Sei approdato a Reggio Emilia, e finalmente in Fortitudo, voluto fortemente dopo quei playoff dove all’Aquila hai fatto prendere un bello spavento con la tua Reggiana. Nel mezzo, però, anche un pensiero alla Virtus, ma forse intuivi che al di qua del fiume Reno, con meno titoli e meno Coppe, avresti, comunque, vinto di più. Qualcuno diceva: l’importante non è avere ma essere. Ecco, tu hai scelto l’essere, il sentirsi fortitudini dentro, per sempre. Bologna e i suoi portici, in un baleno l’altra notte, quando si è capito di aver vinto, si sono riempiti di colori, in un festival di emozioni ed energia indescrivibili. Tu sei stato il più osannato, il più cantato, il più cercato, il primo a scendere la scaletta del pullman al ritorno da Milano. Durante il viaggio un saluto ai tuoi amici, a tua moglie Nunzia, una grande donna al fianco di un grande uomo, raccontando l’incredibile che diventa realtà, di quel calcio alla sfiga, nato da un tuo rimbalzo e un tuo passaggio. Anche a Charly hai telefonato, altro tuo grande maestro di vita. L’uomo del primo scudetto, di un bronzo Europeo vinto coi cerotti e un argento olimpico, altro successo inaspettato. Senza dimenticare che sempre tu, con l’azzurro sul petto, hai preso a sberle gli americani, gli stessi che ti snobbano quando vengono a vedere le partite a Bologna. Ma in fondo meglio così, perché ormai appartieni a questa città. Per te mezza Bologna è rimasta in piedi l’altra notte. Con te mezza Bologna è in debito. In te mezza Bologna vede il simbolo di questa squadra, nata tra quattro mura e un campo in terra battuta a pochi metri da dove ora, invece, sorge il PalaDozza, con un sogno che oggi è ritornato ad essere realtà. La tua carriera è iniziata qui, e qui terminerà. Ma prima c’è da raccontare ancora altre partite, altre vittorie, e chissà altri scudetti. La tua Ruvo ti aspetta, ma non ha fretta di riabbracciare il cavaliere di Atene.
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